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Piometra nella cagna e nella gatta

By 28 gennaio 2018Chirurgia

Definizione

Raccolta di pus all’interno dell’utero, come conseguenza di un’infezione batterica complicante un’iperplasia endometriale cistica, malattia progressiva dipendente dagli ormoni sessuali tanto della cagna quanto della gatta.

Cause

È l’alternanza dell’azione degli estrogeni e più ancora del progesterone senza che si instauri una gravidanza a creare modificazioni strutturali e funzionali sulle pareti interne dell’utero, che costituiscono le condizioni predisponenti per una eccessiva crescita di batteri, in particolare E. coli, che risalgono dalla vagina, di cui fanno parte della normale flora microbica.

La somministrazione di farmaci a base di sostanze ormonali estrogeno o progestinico simili per modificare il normale ciclo sessuale della cagna e della gatta o per indurne l’aborto in caso di gravidanze indesiderate, aumenta considerevolmente il rischio di sviluppare la malattia.

La malattia si sviluppa più frequentemente dopo i 6 anni di età, ma è possibile anche in soggetti molto giovani, soprattutto se hanno subito trattamenti ormonali.

Nella cagna è di più frequente riscontro nei primi 3 mesi successivi al calore, mentre nella gatta è più variabile il momento di insorgenza rispetto a tale evento.

Non sono disponibili dati certi sulla percentuale di insorgenza, ma secondo la nostra esperienza si tratta di una patologia decisamente frequente, soprattutto nella cagna. Non sono invece note predisposizioni di razza.

Piometra - Veterinario San Giorgio Dr. Sergio Comoglio

Prevenzione

La sterilizzazione chirurgica delle femmine, mediante asportazione di entrambe le ovaie, anche senza l’asportazione dell’utero in assenza di iperplasia endometriale, o con l’utero in presenza dei primi segni di quest’ultima, è uno strumento di prevenzione della patologia efficacissimo. L’unico al momento noto.

Sintomi

Trattandosi di un’infezione batterica con rilascio in circolo di tossine le cagne e le gatte colpite presentano debolezza e abbattimento, perdita di appetito, aumento della sete significativo, talvolta vomito.

La gravità di tali sintomi è variabile da soggetto a soggetto, dal perdurare della condizione e dal fatto che ci troviamo di fronte ad una forma “a cervice aperta”, in cui il materiale purulento fuoriesce dalla vagina all’esterno, facilitando la diagnosi e riducendo il rischio di riversarsi nella cavità addominale, causando peritonite e setticemia; pericolo invece ben maggiore nei casi in cui la cervice uterina, “valvola” di congiunzione tra utero e vagina, rimane chiusa.

Diagnosi

Oltre ai suddetti sintomi la diagnosi si basa sull’esecuzione di:

  • Esami di laboratorio: in particolare esami di sangue e urine. Particolarmente significativi l’aumento dei Globuli Bianchi caratteristici delle infezioni batteriche. Si eseguono inoltre esami del sangue più completi per valutare la sofferenza degli organi, soprattutto a scopo prognostico e per stabilire l’approccio terapeutico più opportuno al caso specifico;
  • Esami radiografico e/o ecografico: soprattutto nei casi “a cervice chiusa” (vd. sopra), per confermare la diagnosi e valutare il contenuto uterino, differenziando la patologia da una possibile gravidanza e per verificare o escludere possibili gravi complicanze quali rottura dell’utero e peritonite.

Trattamento

Salvo i casi in cui la cagna o la gatta siano fattrici di elevato pregio il trattamento farmacologico non è mai consigliato, perché non giustificato vista l’alta probabilità di insuccesso e di ripetersi del problema al calore successivo, sia per i rischi elevati di rottura dell’utero e peritonite settica correlati.
È invece sempre consigliato, non appena le condizioni generali lo rendano possibile, ricorrere ad un intervento chirurgico di ovarioisterectomia, cioè di contemporanea rimozione tanto delle ovaie quanto dell’utero e del suo contenuto. Si tratta di un intervento che comporta un grado di rischio variabile, in dipendenza delle condizioni generali della paziente e al grado di complicanze sia settiche che tossiche correlate, ma comunque sempre piuttosto elevato.
Non si tratta quindi di un intervento di routine e la sopravvivenza è direttamente correlata oltre che all’esperienza e alla competenza di chirurgo e anestesista/rianimatore veterinari, all’utilizzo di strumentazioni e farmaci idonei sia in durante l’intervento che nel post operatorio. In particolare per quanto riguarda l’anestesia non si dovrebbe prescindere dalla monitorizzazione dei parametri vitali del paziente e dal ricorso all’anestesia inalatoria (miscela di isofluorano e ossigeno) e a farmaci analgesici oppioidi, che garantiscono livelli di sicurezza altrimenti impensabili.

Piometra - Veterinario San Giorgio Dr. Sergio Comoglio
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